Oltre il set jetting: perchè il patrimonio culturale ha bisogno di un secondo canale d’accesso
Il fenomeno set-jetting in numeri: quanto vale il turismo legato al cinema
Odyssey ha incassato 124,5 milioni di dollari negli USA e 264,1 milioni a livello globale nel primo weekend, secondo Variety. Il set-jetting — il turismo generato dai luoghi di ripresa cinematografica — è ormai un fenomeno economico misurabile e in crescita.
Alcuni dati di riferimento, raccolti da Forbes :
- Il mercato globale del set-jetting vale circa 8 miliardi di dollari.
- Nel Regno Unito genera 597,7 milioni di sterline di spesa turistica e 13.440 posti di lavoro equivalenti a tempo pieno.
- Dubrovnik registra 59.000 pernottamenti aggiuntivi l’anno grazie a Game of Thrones.
- Hobbiton, in Nuova Zelanda, accoglie tra 530.000 e 570.000 visitatori.
Sono numeri rilevanti per chi valuta strategie di attrattività turistica. Ma misurano tutti la stessa cosa: chi riesce fisicamente ad arrivare in un luogo. Nessuno di questi dati racconta cosa succede a chi non può, o non vuole, spostarsi.
Il limite che il box office non misura: l’accesso al patrimonio culturale
Per un direttore museale o un responsabile di fondazione, l’obiettivo non è replicare il fenomeno del set-jetting. È un altro: ampliare l’accesso al patrimonio anche a chi ne è escluso per mobilità ridotta, budget personale limitato o distanza geografica.
Il turismo fisico, per quanto in crescita, lascia sempre fuori una parte di pubblico. E spesso lo lascia fuori anche un vincolo che il box office non conosce: budget pubblici limitati e iter autorizzativi lunghi, tipici delle istituzioni culturali.
Qui il mercato racconta una traiettoria diversa. Il settore VR applicato al turismo cresce con un CAGR del 33%, secondo Cognitive Market Research. Non è un dato di sostituzione del viaggio: è un dato di ampliamento del pubblico raggiungibile.

Cosa si intende per esperienza immersiva in video 360° e realtà virtuale
Un’esperienza immersiva in video 360°, fruibile tramite visori VR, permette di esplorare virtualmente uno spazio reale con un punto di vista a 360 gradi, accompagnato da uno storytelling costruito sui luoghi stessi.
Non richiede un set cinematografico né un budget da produzione hollywoodiana: si basa su una produzione video ad alta risoluzione e su una narrazione pensata per il contesto specifico. Per le istituzioni culturali, questo significa poter rendere accessibile uno spazio senza intervenire sulla sua struttura fisica o sulla sua funzione istituzionale.
Il caso Vantini VR: le Torri e Palazzo Thun di Trento accessibili in realtà virtuale
Il Comune di Trento, Assessorato alla cultura, aveva un problema tipico di molte amministrazioni: le Torri della città, chiuse per motivi di sicurezza, e Palazzo Thun sede del Municipio, non potevano essere aperte continuativamente al pubblico. Nessuna nuova autorizzazione edilizia poteva risolvere la questione, perché il vincolo non era strutturale ma funzionale.
La soluzione è stata realizzare VantiniVR, uno short film in tecnologia video 360°, fruibile tramite visori VR, con una visita guidata immersiva condotta dal Conte Matteo Thun e da altri personaggi storici. Nessun set cinematografico, nessun budget da produzione hollywoodiana: una produzione video ad alta risoluzione e uno storytelling costruito sui luoghi reali.
Il risultato, nella prima stagione di apertura al pubblico: quasi 1.000 presenze (fonte: Il Dolomiti). Non solo turisti arrivati a Trento nel periodo natalizio, ma anche molti residenti, sorpresi nello scoprire luoghi che vivono in città da sempre senza mai averli visti.
Come ha raccontato un visitatore nello stesso articolo, è stata “un’occasione unica per scoprire aneddoti storici e storie inaspettate di alcuni luoghi della città”.

Perché il confronto con il set-jetting è utile, non concorrenziale
Il set-jetting fisico e l’accesso immersivo non competono per lo stesso pubblico. Chi va a Dubrovnik o a Hobbiton lo fa perché può e vuole viaggiare. Chi entra virtualmente nelle Torri di Trento spesso non avrebbe mai avuto accesso a quel luogo, indipendentemente da quanto sia disposto a spostarsi: perché quel luogo è normalmente chiuso, indipendentemente dal turismo.
È questa la differenza che conta per chi gestisce un patrimonio culturale. Il video 360° non promette di sostituire la visita fisica dove la visita fisica è possibile. Copre lo spazio che il turismo tradizionale lascia scoperto per definizione: luoghi non aperti al pubblico, spazi fragili, sedi istituzionali con vincoli di sicurezza o di funzionamento.
Un intervento immersivo compatibile con i vincoli istituzionali del patrimonio culturale
Il caso Vantini VR dimostra che questo tipo di intervento è compatibile con i vincoli che le istituzioni pubbliche già conoscono: nessuna nuova autorizzazione edilizia, nessun budget paragonabile a una produzione cinematografica, un progetto realizzato interamente con produzione video e sviluppo software in-house.
Per chi lavora nella cultura, il punto non è inseguire il fenomeno del set-jetting. È riconoscere che accanto al pubblico che arriva fisicamente esiste un pubblico che l’immersività può raggiungere per primo, e che spesso resta scoperto da qualsiasi strategia basata solo sull’aumento dei flussi turistici.
Hai spazi del tuo patrimonio culturale normalmente chiusi o difficili da rendere accessibili? Contattaci per valutare insieme come renderli visitabili senza nuovi vincoli autorizzativi.