Esperienze immersive per l’enoturismo: il caso TERRITORI 

Il problema: la stagionalità degli eventi enoturistici in Italia

Settembre è il mese in cui l’Italia del vino si concentra in poche settimane. Caluso, Casale Monferrato, Alba, Torino, Trento: cinque appuntamenti che catalizzano l’attenzione di stampa, operatori e visitatori in un arco di tempo compresso. 

Nel frattempo, la domanda di enoturismo non si ferma a fine settembre. Secondo le stime, circa 18 milioni di italiani sono coinvolti in esperienze legate al vino nel 2026 (Link fonte), con un trend in crescita. Questo interesse resta acceso tutto l’anno, ma spesso senza un evento fisico che continui ad alimentarlo.

Questo crea un problema concreto per chi gestisce la comunicazione di un territorio, di un consorzio o di una singola cantina: **cosa succede quando il festival finisce?** La cantina resta ferma, i visitatori tornano a casa, e l’occasione di racconto si esaurisce nello spazio di un weekend — a meno che non si costruisca qualcosa capace di sopravvivere all’evento.

Cos’è un’esperienza immersiva video 360/VR e perché supera i limiti dell’evento

Un’esperienza immersiva in video 360 e realtà virtuale (VR) è un contenuto girato a 360 gradi fruibile tramite visore VR o dispositivi desktop e mobile, che permette a chi lo vive di “entrare” in un luogo — un’architettura, una cantina, un sito culturale — anche senza esservi fisicamente presente. 

A differenza di un video promozionale tradizionale, pensato per un consumo rapido su un canale social, un’esperienza immersiva ben costruita ha una caratteristica strategica: può essere prodotta una sola volta e raccontata in contesti, momenti e luoghi diversi, ben oltre la finestra temporale dell’evento che l’ha generata. È questo il principio su cui CoperniKo, realtà specializzata nella progettazione e produzione di esperienze immersive su misura — con tecnologie proprietarie, produzione video 360 ad alta risoluzione fino a 11K, sviluppo software XR e storytelling cinematografico interamente in-house — ha costruito il progetto TERRITORI.

Il caso TERRITORI: dal Ministero degli Affari Esteri alla rete degli Istituti di Cultura nel mondo

Quando CoperniKo ha lavorato al progetto TERRITORI. Racconti di Architetture e Vino , promosso da Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI), il punto di partenza non era diverso nella sostanza: promuovere l’enoturismo italiano nel mondo, raccontando l’intreccio tra architettura contemporanea e produzione vitivinicola in dieci cantine d’autore, da Nord a Sud Italia. 

  La soluzione non è stata sostituire la visita fisica. È stata renderla portabile. 

Il 23 luglio 2026, il progetto è stato presentato al Teatro Filarmonico di Verona , durante la Conferenza delle Direttrici e dei Direttori degli Istituti Italiani di Cultura nel mondo, alla presenza del Vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani e del Ministro del Turismo Gianmarco Mazzi, davanti alla rete di 88 Istituti Italiani di Cultura in 63 Paesi

Questo è il punto che conta per chi gestisce cultura e patrimonio, non solo vino: un contenuto costruito bene, una volta, può essere raccontato in un Istituto di Cultura a Tokyo, in una fiera fuori stagione a gennaio, in una presentazione B2B a un investitore che non potrà mai visitare la cantina di persona — molto oltre i giorni dell’evento che lo ha generato. 

Come è stata realizzata l’esperienza immersiva

La produzione di TERRITORI ha combinato diverse componenti tecniche e narrative gestite da CoperniKo: 

– riprese video 360 ad altissima risoluzione, realizzate con drone e rover terrestre; 

– alternanza tra panoramiche degli spazi architettonici e videointerviste ai progettisti e agli imprenditori delle cantine; 

– sottotitoli multilingua, per rendere il contenuto fruibile a un pubblico internazionale; 

– un applicativo VR proprietario CoperniKo per la fruizione dell’esperienza. 

Il risultato non era un video promozionale da trenta secondi, ma un’esperienza immersiva capace di portare chi la indossava dentro l’architettura e dentro il racconto di chi quel luogo lo vive ogni giorno.

Il principio applicabile anche con budget limitati

Un piccolo consorzio, una singola cantina o un museo territoriale con risorse limitate possono applicare la stessa logica su scala più contenuta. 

La domanda da porsi non è esclusivamente tecnica — non è “quanta risoluzione video ci serve” o “quale piattaforma VR scegliere”. È strategica: 

– quale parte della nostra storia — l’architettura, il processo produttivo, il rapporto tra chi lavora la terra e chi progetta gli spazi — ha valore anche senza la presenza fisica del visitatore? 

– cosa del nostro patrimonio o della nostra offerta enoturistica può diventare un asset comunicabile fuori stagione, fuori sede, fuori dal weekend dell’evento? 

– quale contenuto merita di essere prodotto una volta per essere raccontato molte volte, in contesti diversi? 

Per i responsabili di musei, fondazioni e istituzioni culturali che si confrontano ogni giorno con budget limitati e iter autorizzativi lunghi, il vero costo-opportunità non è quanto costa produrre un’esperienza immersiva, ma quanto costa non averla quando l’evento è finito e l’interesse del pubblico resta lì, senza un canale per essere soddisfatto. 

La domanda strategica da porsi prima di investire

Settembre passa. La domanda di enoturismo, e più in generale l’interesse per il patrimonio culturale italiano, resta. La domanda utile da farsi non è come replicare il festival, ma cosa costruire perché quell’interesse abbia sempre un posto dove andare. 

Vuoi capire se la tua cantina, il tuo consorzio o la tua istituzione ha un patrimonio raccontabile fuori stagione? 

Parliamone: contattaci per analizzare cosa vale la pena produrre una volta per raccontarlo molte volte →