Formazione sicurezza con la realtà virtuale: cosa consente davvero l’Accordo Stato-Regioni e come progettare uno scenario sensato
La realtà virtuale può rafforzare la formazione sulla sicurezza, ma solo dentro confini precisi. Questa guida è pensata per chi decide: spiega che cosa permette l’Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025, che cosa la VR non sostituisce, quali criticità considerare e come impostare un progetto con una checklist e un pilota misurabile.
Che cos’è la realtà virtuale nella formazione sulla sicurezza
Nella formazione sulla sicurezza, la realtà virtuale (VR) usa visori e ambienti virtuali per simulare scenari di lavoro. La persona vive un contesto simile a quello reale, prende decisioni e ne osserva le conseguenze senza esporsi a rischi. Serve a preparare, rinforzare e far ragionare, soprattutto dove la formazione tradizionale fa più fatica.
In pratica le simulazioni virtuali si realizzano in due formati:
– video 360 immersivo, in cui la persona osserva e si orienta dentro una scena ripresa;
– esperienza interattiva in tempo reale, in cui la persona agisce nello scenario e ne influenza l’evoluzione.
La scelta dipende dall’obiettivo formativo e dal rischio da trattare.

Il punto di partenza: cosa dice l’Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025
L’Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025 ha riportato la realtà virtuale al centro delle conversazioni di chi decide sulla formazione in azienda. L’intervista di PuntoSicuro a Sara Stabile (Inail) è utile perché evita l’entusiasmo: la VR è ammessa a supporto dell’apprendimento, ma non sostituisce le parti pratiche, ad esempio quelle su attrezzature di lavoro e ambienti confinati.
Per un decisore la domanda corretta non è “facciamo VR?”. È: quale parte del nostro percorso formativo migliora se la simuliamo, e quale deve restare com’è?
Cosa consente la realtà virtuale nella formazione sicurezza
La VR può essere inserita nel percorso come strumento di apprendimento. Funziona dove la formazione tradizionale fa più fatica:
– Scenari realistici. La persona vede e vive un contesto simile a quello di lavoro, non una slide che lo descrive.
– Errore sicuro. Si può sbagliare una decisione e vederne le conseguenze senza esporsi a rischi.
– Ripetibilità. Lo stesso scenario si ripropone identico a più persone, in più sedi, in momenti diversi.
– Scenari ad alto rischio. Situazioni difficili o pericolose da riprodurre dal vivo diventano affrontabili in modo controllato.
Cosa la realtà virtuale non sostituisce
La VR non sostituisce l’addestramento pratico su attrezzature e ambienti reali. Un visore non restituisce il peso di un carico, la resistenza di un comando o le condizioni di un vero spazio confinato.
Se l’obiettivo è che una persona sappia usare un’attrezzatura, la parte pratica resta pratica. La VR può preparare, rinforzare e far ragionare. Non certifica da sola una competenza manuale.

Le criticità della realtà virtuale da mettere in conto
Chi propone VR senza parlare dei limiti sta vendendo, non progettando. Questi sono i principali:
– Cybersickness. Alcune persone provano nausea o disagio. Servono sessioni calibrate e un’alternativa per chi non può partecipare.
– Spazi fisici adeguati. Serve un’area sicura, libera e gestibile, con persone che seguono i partecipanti.
– Assenza di metodi standard di valutazione. Non esiste un metodo condiviso per misurare l’efficacia della VR sulla sicurezza. Va definito caso per caso.
– Raccolta dati. Il visore può registrare molte informazioni. Prima di avviare il progetto bisogna decidere cosa raccogliere, perché e con quali tutele, coinvolgendo chi si occupa di privacy in azienda.
– Competenze dei formatori. Il formatore deve saper condurre il debriefing e gestire l’esperienza, non solo avviare l’applicazione.
Checklist decisionale per un progetto di realtà virtuale per la sicurezza
Prima di chiedere un preventivo, provate a rispondete a queste domande.
1. Quale rischio vogliamo simulare? Uno solo, specifico, tratto dalla vostra valutazione dei rischi e non da un elenco generico.
2. Qual è l’obiettivo formativo? Riconoscere un pericolo, decidere sotto pressione, seguire una sequenza corretta? Obiettivi diversi richiedono scenari diversi.
3. Quali parti restano pratiche? Scrivetelo nel progetto. Attrezzature e ambienti confinati restano fuori dalla sostituzione.
4. Quale valore aggiunge la VR? Permette di simulare situazioni difficili o rischiose da riprodurre nella formazione tradizionale.
5. Dove e con chi si svolge? Spazio, tempi, numero di postazioni, persone che assistono i partecipanti.
6. Come gestiamo il disagio fisico? Durata delle sessioni, pause, possibilità di interrompere, percorso alternativo.
7. Chi conduce e fa il debriefing? Il formatore va coinvolto fin dall’inizio e preparato.
8. Cosa misuriamo e come? Definite gli indicatori prima di produrre: comprensione, comportamento osservato, riscontri dei partecipanti, risultati nel tempo.
9. Quali dati raccogliamo? Solo quelli utili agli indicatori, con regole chiare.
10. Partiamo da un pilota? Un gruppo limitato, un solo scenario, una revisione dopo l’uso.
Come valutare l’efficacia della VR senza promettere numeri
Chi promette percentuali di riduzione degli incidenti o un ritorno garantito sta anticipando risultati che nessuno può garantire. Un approccio più onesto ha tre passaggi:
– Prima: fissate l’obiettivo e gli indicatori con HSE e formazione.
– Durante: osservate come le persone si comportano nello scenario e dove sbagliano.
– Dopo: confrontate con il percorso tradizionale, verificate la ritenzione e raccogliete il parere dei formatori.
Il valore va dimostrato nel tempo, con metodo e in modo proporzionato. La VR è un componente del percorso e non ne è la prova.

Quando la realtà virtuale non serve
La VR non serve quando:
– l’obiettivo è puramente informativo, come norme o procedure da conoscere;
– il rischio si può riprodurre dal vivo in modo semplice e sicuro;
– il numero di persone formate è così basso che sviluppo e logistica non si giustificano.
Dirlo prima è parte del lavoro. Un progetto evitato per tempo costa meno di uno realizzato male.
L’approccio di CoperniKo: dall’obiettivo formativo al formato giusto
CoperniKo progetta e produce esperienze immersive su misura, interamente in-house, combinando scenari 3d, produzione video 360 ad alta risoluzione (fino a 11K), sviluppo software XR e storytelling cinematografico.
Nella formazione e sicurezza immersiva partiamo dall’obiettivo formativo e dal rischio da trattare, poi scegliamo il formato: video 360 immersivo o esperienza interattiva in tempo reale. Produciamo entrambi internamente e possiamo quindi scegliere in base all’obiettivo e non in base a ciò che sappiamo fare. Se la VR non è lo strumento giusto, lo diciamo.
L’Accordo apre uno spazio concreto, ma chiede progetti con confini precisi. Chi decide ha il compito di definirli.